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Salento | Il
Salento, noto anche come penisola salentina
e conosciuto come Tacco d'Italia, è una subregione dell'Italia che si estende
sulla parte meridionale della Puglia,
tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est. Gli abitanti dell'area, che
comprende l'intera provincia di Lecce,
quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono per
caratteristiche glottologiche e culturali rispetto al resto della regione. Da
un punto di vista storico il Salento ha fatto parte per molti secoli dell'antica
circoscrizione denominata Terra d'Otranto.
La Terra d'Otranto era un'antica circoscrizione
del Regno di Napoli, costituita in giustizierato e divenuta in seguito provincia
del Regno delle due Sicilie. Il suo capoluogo fu in un primo momento Otranto,
ma in epoca normanna (XII secolo) fu sostituita da Lecce. Dopo l'unità
d'Italia, la Terra d'Otranto cambiò nome in Provincia di Lecce, e il suo
territorio fu diviso nei quattro circondari di Lecce,
Gallipoli, Brindisi e Taranto. Il suo smembramento iniziò nel 1923, quando
la parte occidentale della Provincia di Lecce si costituì come Provincia
dello Jonio (la quale sarebbe stata rinominata Provincia di Taranto nel 1951).
Nel 1927 fu invece privata del restante territorio settentrionale, che fu unito
a due comuni della Provincia di Bari dell'epoca (Fasano e Cisternino, già
appartenenti alla Terra di Bari) per costituire la Provincia di Brindisi. La penisola
salentina è il territorio più a Est d'Italia e Punta Palascìa
o Capo d'Otranto ne costituisce l'estremità
orientale, distante dall'Albania 72 km attraverso il Canale
d'Otranto. Secondo le convenzioni nautiche, da Punta Palascìa parte
la direttrice ideale che separa il mar Ionio dal mar Adriatico. Il paesaggio presenta
molti elementi caratteristici. L'agro salentino è quasi ovunque coltivato,
e la vegetazione arborea è per lo più costituita da distese di ulivi
secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni. La proprietà terriera
è generalmente suddivisa in piccoli appezzamenti, separati dai tipici muretti
a secco. La pietra è da sempre utilizzata anche per realizzare diverse
costruzioni a secco, utilizzate dai contadini per riposare o per riporvi gli attrezzi
da lavoro. Tali costruzioni (definite a seconda delle zone, pajare, ecc.) sono
più simili ai nuraghi sardi che ai trulli pugliesi. Numerose sono le masserie
fortificate risalenti per lo più al XVI, XVII e XVIII secolo. I paesi,
in genere poco popolosi, hanno un aspetto tipicamente mediterraneo e sono caratterizzati
dal bianco intenso delle costruzioni che li rende abbacinanti nelle giornate di
sole. | L'Architettura
nel Salento | | Il
paesaggio architettonico richiama le città della Grecia per la predominanza
assoluta delle case bianche "a calce", senza tetto (con solaio), soprattutto
in campagna e sulla costa, ma i centri storici sono caratterizzati dal barocco
leccese, un lascito spagnolo del Plateresco, che rispetto al Barocco del resto
d'Italia si spoglia della sovrabbondanza pittorica degli interni e trasforma le
facciate esterne di chiese e palazzi in veri arazzi scolpiti. In ciò, molta
importanza ha avuto la locale "pietra leccese", tenera e malleabile
e dal caldo colore giallo rosaceo. La struttura tipica dei centri storici salentini,
quindi, è caratterizzata da un tessuto molto compatto (non c'è separazione
fra le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata (ad
eccezione della città di Lecce e dell'area di Maglie, dove anche le case
di civile abitazione sono costruite nella pietra bianco-rosacea proveniente dalle
cave di Cursi) sui cui muri campeggiano gli accesi colori degli infissi, inframmezzati
da palazzi nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra viva. Tipica l'entità
architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche
in Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono di quelli che apparentemente sono
altri vicoli perpendicolari, ma si rivelano ciechi, terminando pochi metri più
in là. Su tale spazio urbano, definito corte (dal latino cohorte, "spazio
che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano le porte e le
finestre di molte abitazioni, col voluto risultato di farne uno spazio di vita
comune, una sorta di popolare "salotto" dove, nei tempi andati, molte
famiglie vivevano gran parte della giornata chiacchierando, ricamando e aiutandosi
nelle faccende domestiche. In genere, oltre all'arredamento povero di piantine
in vaso, in una corte non manca mai la caratteristica pila comune, una sorta di
lavatoio in pietra corredato di una parte scanalata (stricaturu) su cui strizzare
i panni. In alcune aree, addirittura, tali corti sono occultate da un portone
(mignano) che finge l'ingresso di una abitazione, rivelandosi, una volta invece
aperto, l'ingresso di questo spazio multi-familiare. |
Le Tradizioni musicali del Salento: Taranta, pizzica pizzica |
| Di particolare interesse antropologico
sono l'ormai estinto fenomeno del tarantismo,
una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece rimontante culto
per la pizzica, la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i
riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero
state morse dalla tarantola. In realtà, si trattava di un originale modo
di manifestarsi dell'isteria. L'antropologo Ernesto de Martino condusse degli
storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo "Viaggio nella
terra del rimorso". Nella pizzica pizzica
tradizionale si balla in coppia. La coppia non necessariamente deve essere formata
da individui di sesso opposto: abbastanza comunemente danzano insieme due donne,
mentre al giorno d'oggi è sempre più raro osservare due uomini ballare
insieme, nonostante in passato la danza fra due uomini fosse molto più
frequente di quella fra un uomo ed una donna. Un esempio di danza tra due uomini
è riscontrabile, però, ancora oggi nella tradizione ostunese, dove
è comune vedere due uomini a ballare, dove uno dei due impersona, o meglio,
imita ironicamente, il ruolo della donna.Una menzione particolare merita la tradizionale
pizzica-scherma (detta anche "danza delle spade", ballata alla festa
di San Rocco il 16 agosto a Torrepaduli),
in cui la pizzica assume ancor più chiaramente la forma di colonna sonora
di uno psicodramma, di tipo maschile e "guerriero" piuttosto che femminile
e "sensuale". Negli ultimi anni quello della pizzica e della revisione
formale del tarantismo, ormai svuotato dei suoi connotati antropologici tradizionali,
in forme musicali contaminate e moderne ha assunto dimensioni di fenomeno culturale,
al punto da farne il più caratteristico e famoso dei segni di riconoscimento
del Salento, che esporta ormai, quasi come trademark, questa forma musicale ovunque. |
Enogastronomia e cucina salentina |
La cucina
salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici, soprattutto a
base di verdure e pesce, ed è accompagnata da famosi e pregiati vini DOC
come il Primitivo di Manduria o il Negroamaro. Fra gli alimenti più
tipici si distinguono i pezzetti, uno spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante,
e la pitta di patate, una pizza bassa di patate contente una gran quantità
di ingredienti vegetali, quali cipolle, rape, pomodoro. Tipico anche il pane con
le olive chiamato puccia e, per quel che riguarda la gastronomia "da passeggio",
il rustico, una sfoglia sottile cotta in forno contenente un impasto di besciamella,
di mozzarella, pomodoro, pepe ed occasionalmente noce moscata. Altro alimento
tipico sono le frisedde o frise, ciambelle di pane biscottato fino ad una consistenza
di grande durezza, realizzato spesso con grano d'orzo e tagliato a metà
cottura in senso orizzontale, che va ammorbidito mediante breve immersione in
acqua e quindi condita con olio, sale e pomodoro. Diffuse anche sono le pittule,
frittelle di forma grossolana ripiene di rape, fiori di zucca, baccalà
o senza ripieno che si gustano inzuppate nel vino cotto. Molto rinomata è
la pasticceria, più simile a quella siciliana che alla pugliese, in cui
si distinguono il pasticciotto leccese, il fruttone, la pasta di mandorla, lo
spumone salentino. |
Artigianato Salentino | | Le
tradizioni più importanti dell'artigianato salentino sono l'antica e celebrata
lavorazione della cartapesta leccese (famosi
i "pupi" per presepe), la terracotta nella realizzazione dei caratteristici
fischietti (in particolare nel Leccese),
campanelle e folletti, e con i quataràri (costruttori di recipienti in
terracotta); la ceramica (i cui maggiori centri di produzione sono a Cutrofiano
e a Grottaglie); la lavorazione del ferro battuto con cui si producevano anche
i noti balconcini bombati dei palazzi; il ricamo; la lavorazione artistica del
vetro; la lavorazione del legno; la lavorazione artistica del rame.Di recente
ha ripreso vigore la scultura in pietra leccese, con tecniche più moderne
e nuove forme. In via di estinzione invece gli zùcari o zucàri (intrecciatori
di corde), e i panaràri (intrecciatori di giunchi, canne, e virgulti d'olivo,
per farne cesti e altri tipi di contenitori di fogge tradizionali). |
Flora |
Si stima che la flora nel Salento
annoveri circa 1.500 specie[6]. Una delle peculiarità della flora salentina
è quella di comprendere numerose specie con areale mediterraneo-orientale,
assenti nel resto della penisola, e diffuse invece nella penisola Balcanica, condizione
questa favorita dalla vicinanza delle opposte sponde adriatiche e dalla presenza
di condizioni ambientali analoghe. Oltre che dai già citati ulivi
secolari che caratterizzano il territorio, la vegetazione è costituita
anche dal fico d'India, che cresce spontaneamente sia all'interno sia lungo la
costa, e dal mandorlo, che inizia a fiorire già a metà gennaio.
In primavera, la terra sotto gli ulivi, il ciglio dei sentieri e delle strade,
nonché gli interstizi dei muretti a secco, si ricoprono di fiori in un'esplosione
cromatica che va dal giallo intenso dei crochi al rosso dei papaveri. Durante
l'estate, il colore sanguigno della terra diventa protagonista con il verde della
macchia mediterranea. Le bacche policrome annunciano poi l'autunno ed il successivo
mite inverno. | |